giovedì 28 aprile 2016

"Vuoi della Nutella?"


"Crema Spalmabile"
Avete mai pensato a qualcosa e detto tra voi e voi "che merda"?
Massì, dai, l'abbiamo fatto tutti. Una cosa stupida, un evento buffo. Buffamente pericoloso, ma pur sempre buffo. Come l'arte. Una di quelle cose che a ripensarci fanno scappare una risata ed un brivido allo stesso tempo. Un amico ubriaco che cade dalle scale. Le battute sugli ebrei. Sui neri. Su Mussolini insalamato a testa in giù, sui comunisti che mangiano i bambini, su Stalin che prende per il culo il figlio dopo il tentativo di suicidio fallito miseramente (storia vera). Su Putin e i froci (con un cognome come Put In...). Su Gianni Morandi coprofago (un abbraccio), sui mutilati, sui monchi, sugli zoppi, sugli handicappati, sui tumori e altre malattie. Insomma, il miglior tipo di umorismo che è possibile trovare.
Quelle cose orripilanti che la tua mente digerisce con una risata, masticando frettolosamente attraverso un "ma che stronzata". Però, ormai, quelle cose fanno parte di te, per quanto poco. Come fossero cicatrici. Scarificazione rituale, dopotutto è una forma d'arte. Quel genere di cicatrici che si mettono in bella mostra, sì, ma pur sempre cicatrici. Battute che si ripetono, aneddoti che si perpetuano. Ci ripensi anni dopo e ti rendi conto che la stronzata nella sua cattiveria era puro genio, una riunione di gabinetto tra l'orripilante e il trascendentale. Certo, una fusione, un collegamento che può fare solo una persona orribile. Solo uno stronzo, per l'appunto. Ma un collegamento necessario per crescere, perchè non si può restare bambini per sempre, perennemente nel regno delle fatine pulite e stitiche. Come un'operazione chirurgica, un'operazione a cuore aperto senza anestesia. Come la salvezza dell'aver toccato il fondo. Cose brutte, ma necessarie. Il genio che mostra e racconta il peggio di noi. Bisogna saper fare davvero gli stronzi per tirar fuori un genio così cattivo e degradante.
E, poco ma sicuro, pochi nella storia hanno saputo fare gli stronzi come Piero Manzoni.

mercoledì 20 aprile 2016

Martirio

Mi sono sempre chiesto cosa accade quando un martirio va male. Se ad esempio, il giorno della Crocifissione, non avessero avuto un avanzo di tre chiodi, e Cristo ci avesse messo 3 giorni a schiodare (ah ah, schiodare) come chiunque altro, e come chiunque altro magari nel frattempo qualcuno lo avrebbe tirato giù, e in un paio di giorni nessuno si sarebbe ricordato di quel tale scambiato per un trentina di pezzi d'argento. C'è il "ritenta sarai più fortunato" per i martiri o una volta bruciata la tua occasione hai perso la santità per sempre? Ci sono magari dei gradi, mezzo martire, 3/4 di martire, doppio martire, gin&martire, martire liscio? O magari non ti santificano ma ti danno la beatificazione per la buona volontà, stile sei politico, e con i crediti del progetto martirio-carità riesci pure a entrare nella classe di Dio, alla facciaccia di San Pietro che ti aveva dato il debito in Storia dei Tradimenti.
Ma non sempre le cose vanno bene.
Non tutti i martiri incontrano Dio. Forse non sono pronti. Forse quel giocherellone dalle forme animalesche ha progetti diversi. Ti vuole per un altro progetto. O non ti vuole. Forse... forse non tutti hanno la stoffa del martire. "Poeti e folli, entrambi ignorano la ragione". Hai il 50/50 di essere uno dei due. Di essere ciò che di più giusto e sacro esiste, o di essere uno strumento della follia, un vettore incurabile del Male.
Ma non sempre le cose vanno male.
Forse, avrai l'eterna apatia.
Ho tentato di essere uno strumento di Dio. Ho tentato di essere uno strumento del Suo nemico. Ho avuto solo la Sua indifferenza.
Abbi perlomeno il coraggio di odiarmi.

lunedì 18 aprile 2016

Al Mio Rimpianto.

"La mia modesta opinione è che qualsiasi cosa farai avrai dei rimpianti".
Grazie Kierkegaard, avevo proprio bisogno di una scusa per imbottirmi di antidepressivi.
Mi sembra giusto dedicarti qualcosa. Dopotutto, probabilmente il rimpianto è l'unica costante nella vita, al momento che smettiamo di illuderci. Cosa che prima o poi tutti dobbiamo fare, suppongo sia inevitabile. Ma sto divagando. Volevo dedicarti qualcosa, ma non ho molto da dedicare. Potrei scriverti una poesia, ma non sono granché. Ah, ci sono, un quadro! … Ah già. Non so nemmeno disegnare, figuriamoci dipingere. Un monologo? Se, come no. Bella roba. Beh, dopotutto, sei un mio rimpianto, già hai la mia tristezza e il mio rimorso no?
... Effettivamente non è molto carina come cosa da dedicare.  Però non ho molto altro, è questa la realtà. Che robaccia la realtà eh? La tocchi mezza volta e puf!, le tue allucinazioni non sono più le stesse, mancano di lucidità, di colore, sono come... smunte, fasulle... ed è davvero un peccato, perché le nostre allucinazioni collettive, le nostre illusioni, sono quello che ci manda avanti dopotutto, anche se ci piace pensare che sono la realtà dei fatti. E facciamo il possibile per non dover toccare la realtà, quello schifo che ci rovina le allucinazioni. Che le rende fragili. E neanche i migliori aiuti chimici conosciuti all'uomo possono aiutarti dopo aver visto la realtà, nossignore!, una volta crollate le illusioni sono inaggiustabili. È come rimettere in piedi le torri gemelle con colla vinilica e acqua, per carità, potrebbe anche essere divertente, ma dubito fortemente possa servire a qualcosa. In fin dei conti, come dedicarti qualcosa. Perché dedicarti qualcosa quando posso affogarti nel limoncello?
...
Ah.

Sai nuotare.
Se lo dice lui, fidatevi, non toccate mai la realtà.

giovedì 14 aprile 2016

Valzer con Vasilij

Tutti hanno un cuore. Persino i boss mafiosi DISTINTI UOMINI D'AFFARI ESTEUROPEI. Anzi, loro a volte più di uno. Di solito dentro il frigorifero.


“Tu sei un cacciatore di banshee professionista!”
“... Che cazzo è na banshee?”
Comunque, nel caso ve lo foste chiesti anche voi, questa dovrebbe essere "na banshee".

A questa dichiarazione, seguì un momento di silenzio. Al quale seguirono diversi altri momenti di silenzio, fino a quando non fu interrotto da un “Seri regà, che cazzo è na banshee? Quarcuno moo po’ spiegà per piacere?”
Al che, Fred sbottò “E che cazzo, è l’ultima volta che mi faccio mandare un esperto da Vasilij.”
Gli altri quattro membri del gruppo iniziarono a farsi prendere dal panico. La grotta si faceva via via più stretta, mentre Jakub iniziò a cantilenare “Mai fare accordi con Popoleskjy… Mai fare accordi con Popoleskjy…”
Fu in quel momento che due dei cinque ricordarono di come era iniziato. Di come Vasilij Popoleskjy, con il suo bell’orologio, la sua bella valigetta e il suo zainetto dei Power Ranger in spalla, disse a Fred e a Diane di portare quello zainetto in fondo alla strada, per sentire cinque minuti dopo lo scoppio e ridare al distinto signore esteuropeo il contenuto della valigetta in cambio di due biglietti aerei e due passaporti.
“Ragazzi, sapevamo tutti che prima o poi Vasilij ci avrebbe fregato” disse Fred, cercando di calmare Jakub e Erzsebet, la ragazzina che avevano salvato poco prima in quel posto sperduto dell’Ucraina, che nel frattempo aveva iniziato a piangere “perchè francamente, Vasilij è uno stronzo. Non mi aspettavo però che ci avrebbe fregato proprio adesso che iniziavamo ad essere affidabili, dopo così tanti casi risolti con successo… Quindi, non abbiamo un cacciatore di banshee con noi in questa caccia alla banshee, ma abbiamo…”
“Mario”
“Ah, perfetto, il signor Mario. Italiano direi… di dove se posso?”
“Vicino… Roma, Roma, sai no, aaaa Maggica, quella cor Capitano”
“Ah, Roma! Una città con così tanta storia antica, così tanti palazzi, capisco! Forse lei non caccia banshee di professione, ma sicuramente avrà esperienze con spiriti ed altro! Lei non lo fa per professione, non lo fa attraverso lo studio, lei è un purista, un tradizionalista, un pragmatico, parla per esperienza, lei è…”
Fu in quel momento che tre dei cinque ricordarono di come era iniziato. Di come Vasilij Popoleskyj, con la sua bella maschera antigas, i suoi bei guanti gialli e il suo bel kit siringa/laccio emostatico, scendendo dalla sua bella roulotte prese un eroinomane di nome Jakub, lo legò ad un palo e gli bloccò un braccio e Fred e Diane dovettero bucarlo prima ed evitare di perderlo per un’embolia polmonare dopo.
“N’elettrauto.”
“... un elettrauto?!?”
“Si, ciai presente aaa Magliana?”
“M-Magliana?!?”
Fu in quel momento che quattro de cinque ricordarono di come era iniziato. Di come una ragazzina, poco più che quattordicenne, era stata recuperata da una cantina di una cittadina abbandonata dell’Ucraina, di come un tozzo di pane, una tavoletta di cioccolata e un po’ d’acqua avevano dato un sorriso a quel viso coperto di escrementi.
“Si, è nposticino mpo così… nsomma n’amico mio c’ha l’officina li e io je faccio da elettrauto, e mber giorno chi t’ariva?”
“... chi?”
“Sto Vassili, je famo ‘bongiorno, bonasera’ e tutte eee cose belle der caso, e lui me fa co st’accento mpo pesante, sai no, c’aveva la calata dee parti sue, me sa der sud, tipo Bari ma nso sicuro ‘Te vuolere viagiare in belo aereo ad agiustare bela roba in mia casa?’ e che je potevo dì de no? Co sta crisi e tutto?”

A questa dichiarazione, seguì un momento di silenzio. Al quale seguì a sua volta un urlo disumano.
“Oh cazzo, è lei di nuovo! CORRETE!” gridò Fred con tutto il fiato che aveva in corpo, lanciandosi alla cieca in quella galleria mineraria nella quale si erano infilati per rifugiarsi. Strano trovare una galleria mineraria dietro una fattoria nel bel mezzo dei Carpazi, soprattutto quando si cerca un posto per nascondersi da uno spettro, ma a caval donato non si guarda in bocca. Jakub, Diane, Erzsebet e Mario l’Elettrauto (ormai divenuto il suo nome ufficiale in quanto membro del gruppo) cercarono di seguire Fred, solo per fare improvvisamente dietrofront sentendo le sue grida di terrore, seguite dall’urlo disumano di cui sopra.
Uscirono dalla grotta, avendo capito che un luogo buio e labirintico, di cui non si conoscono bene le caratteristiche, non è il luogo adatto dal quale nascondersi da uno spettro, quando incontrarono Lui. Con la Sua canotta sporca e lurida, le Sue braghe miracolosamente non calate, e il Suo cannemozze appoggiato al Suo moncherino destro. Grugnì con una certa violenza, come i Suoi maiali cresciuti col Suo amore, facendo cenno con testa e soprattutto con fucile di entrare in una casupola li vicino, sotto lo sguardo vigile dei maiali.
Passarono i secondi. Passarono i minuti. Forse passarono persino le ore prima che qualcuno si decise a coprire i singhiozzi generali con le parole. Parole accolte con sgomento, con disgusto, ma allo stesso tempo con quel sacro, divino terrore proprio della Giustizia nei momenti più bui.
“Non so voi, ma io voglio godermi i miei ultimi istanti di vita prima che un ucraino senza una mano mi dia in pasto ai porci.”
Fu in quel momento che l'ultimo di loro ricordò di come era iniziata. Di come nel corso degli anni aveva tirato su un’organizzazione di tutto rispetto, e di come improvvisamente avesse bisogno di un rene sinistro nuovo. E con il suo bell’orologio, nella sua roulotte ben arieggiata, prese il telefono, e con poche confuse parole in una lingua dai confusi suoni, una fitta rete di contatti e controcontatti si attivò, il che portò all’arrivo di un distinto signore senza una mano e senza assicurazione sanitaria, che non potè che accettare un lavoro dal leggendario Valisij Popoleskjy, che era da più un mese fermo a letto e alla ricerca di donatori di organi.
“Sai cosa Giaco’? Ciai proprio raggione.”
Le ultime parole che riecheggiarono in quella notte di grida, di pianti, di sangue, e di merda suina e umana probabilmente furono “Mai fare accordi con Popoleskjy.”
O forse “No che non ciò er preservativo, ma mo te ne vai a preoccupà? E poi la ragazzina lurida coo e cisti nfaccia sei te, ar massimo me dovrebbi preoccupà io no?”
Fatto sta, che Vasilij Popoleskjy, la mattina dopo, si accarezzo amorevolmente la cucitura sul fianco sinistro, guardando con sguardo compiaciuto Lui nutrire e amare i Suoi maiali.

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