Te.
Oh blocco di marmo grezzo, superimposto in una dimensione sconosciuta ai più, su tutto ciò che il marmo può essere. Tutto. Nulla. La dimensione delle possibilità, congelata. Intrappolata è la speranza nella perfetta staticità del marmo, eterno guardiano ed imperituro prigioniero di sé stesso. Oh possente marmo, la tua imperfetta perfezione, voluttuosa staticità dalle viscere di Carrara resta nel tempo, bastante a sé stessa, immutabile per propria inazione.
Lei.
Una mano, oh gigante informe, soave e perfetta, a tastare le tue venature, una voce fielemente dolce a sussurrare nelle tue rigide curve bisbiglii di amorevole comprensione, occhi perlaceamente castani a carpire ciò che di incarpibile c'era nelle tue informi forme. Senza bocca, urlasti in te giorni, settimane, mesi. Cantasti canzoni soavi, pregno del suo incantamento, avido del suo nettare.
Voi.
Oh blocco informe, sappi ciò, oro e argento non saziarono di Pluto l'appetito, ma oh come palpitò del Dite Padre il cuore posando lo sguardo su di voi, mai si vide, se non quando dell'Alma Mater l’erede discese presso le sotterranee ricchezze.
Lei.
Una mano, oh gigante informe, soave e perfetta, a tastare le tue venature, una voce fielemente dolce a sussurrare nelle tue rigide curve bisbiglii di amorevole comprensione, occhi perlaceamente castani a carpire ciò che di incarpibile c'era nelle tue informi forme. Senza bocca, urlasti in te giorni, settimane, mesi. Cantasti canzoni soavi, pregno del suo incantamento, avido del suo nettare.
Voi.
Oh blocco informe, sappi ciò, oro e argento non saziarono di Pluto l'appetito, ma oh come palpitò del Dite Padre il cuore posando lo sguardo su di voi, mai si vide, se non quando dell'Alma Mater l’erede discese presso le sotterranee ricchezze.
Lei.
Nella cava, gli improbabili amanti divennero una sol cosa, così faceste voi. Lei divenne le tue venature, radicata nel profondo delle tue possenti membra, nel freddo abbraccio della divina roccia prediletta dalle Arti. Ma persino lei potè sopportare la composta freddezza di tale unione per poco, ritirandosi pian piano, colpendo e scalciando la sua prigione bianca, te, sciagurato marmo!
Te.
Ciò che resta oggi. Frammenti. Scarti. Pezzi. Una collezione di fratture. Un’agghiacciante simmetria temporale ti unisce a ciò a che eri. Ma i tuoi frammenti, figli della perfezione, perdurano. Ciascuno di essi, una statua. In ciascuno di essi, l’Eternità ingiustamente toltati. In ciascuno di essi, il di Lei tocco, a te non più familiare. Relitti eterni, eternamente vaganti per il mondo. L’ultima benedizione che Lei ti donò.| Si, marmo. Bello eh? |

Nessun commento:
Posta un commento