venerdì 24 giugno 2016

Perdita

Se scruterai a lungo nell'abisso, l'abisso finirà per scrutare in te.
A Nietzsche sarebbe piaciuto. Ne sono convinto.

Oggi ti ho vista.
Ho visto il tuo fantasma.
E in esso, come un infinito eco di un’eone più strano, vidi uno spettro di me stesso, in un abisso oscuro perduto da tempo immemore, che osservava i tuoi rilucenti occhi.


Oggi ho visto i tuoi occhi.
Ho visto quei gelati blocchi d’illacrimata indifferenza.
Senza gioia, senza odio, in quei gelidi portali per lo sconfinato abisso lo spettro si tagliò la gola, e caduto in quelle profondità mai da allora smise di contorcersi nel suo eterno dissanguamento, tirando i fili del mio dolore.


Oggi mi hai visto.
Hai visto lo spettro del passato nella sua infinita prigione.
La totale indifferenza del tuo sguardo è stata la chiave di quella gelida gabbia, e ora finalmente i cancelli dell’abisso sono stati aperti. Lo spettro che muovendosi mi muoveva, come un cadaverico burattinaio, è finalmente uscito alla luce.


Oggi i nostri occhi si sono incontrati.
La disperazione che una volta condividemmo è ora il mio dolore e il mio spettro. Oramai per entrambi scevro di significato, lo spettro ha finalmente smesso di contorcersi.

martedì 7 giugno 2016

Eterno Ritorno

Giorno
Io vedo

Una gargolla appolaiata
Curva ed arcigna
Sul cui cranio scarno
Scorrono le sabbie di Eliot

Io vedo

Un teschio vuoto
In cui risuonano
Affilate ed eterne
Le tue parole

Io vedo

Due smunti fuochi
Vitrei e vacui
Prossimi alla fine
Soffocati dalla cenere

Questo io vedo
Nello specchio.


Notte
Ogni notte vedo te
Ogni notte mi abbandoni
Ancora e ancora e ancora


Ogni notte la mia condanna
Si perpetua, eterna,
Ancora e ancora e ancora.


Tu.
Tutto.
Questo vedo ogni notte
Ancora e ancora e ancora.

Fin quando la notte non diviene giorno.





mercoledì 11 maggio 2016

"Ssssh."

Che stai facendo?
"STA ZITTO!"
Si sentì il peso di quegli sguardi ostili addosso. Il terribile potere nelle sue mani avrebbe potuto liberarlo per sempre.
Stai per fare una cazzata. Non si torna indietro.
Cercò aiuto nell'odio di quella massa di occhi, come un urlo nella profonda oscurità dell'abisso.
Non guardare loro, sai benissimo che loro qui non c'entrano.
"Ti prego... lasciami in pace..."
Non stavolta. E non osare piangere.
"S-scusi"
"ZITTA  ANCHE TU!"
In quel momento il suo dito frizzò per un attimo. Fu ad un tic dal far saltare le cervella ad una povera ragazzina in un seminterrato.
"S-signore, n-non ha p-parlato nessuno..."
Non ha tutti i torti.
"STAI ZITTO HO DETTO"
In quel momento il suo dito frizzò per un attimo. Fu ad un tic dal creare una via di fuga per il suo peggior amico.
E che vorresti fare adesso?
"Ti prego, basta, sta zitto"
In quel momento, il potere gli scivolò tra le mani, cadendo a terra con un tonfo sordo tra dei singhiozzi malamente strozzati. Le sette preziose gemme calibro .45 al suo interno, ciascuna una via di fuga da un seminterrato che nessuno dei presenti poteva più sopportare, riposavano supine nel loro letto di acciaio inossidabile.
"S-signore, va tutto bene?"
Lasciala perdere. Che vuoi che ne capisca? È una cosa tra noi due. E lo sai. Noi due e nessun altro.
"Ti prego basta... basta..."
"Signore... non so con chi stia parlando... ma non crede dovrebbe smettere di ascoltarlo?"
Hey, hey, non ci provare nemmeno. Cazzo, io per te ci sono sempre stato.
"Ti prego smettila… forse stavolta… abbiamo esagerato...."
Una roba un po' sui generis.
Ne abbiamo già parlato. Ricordati cosa ti hanno fatto. Ricordati perchè mi hai creato.
“Si… si… hai ragione…”
Sbaglio o ti ho salvato da una situazione simile una volta?
“S-signore?”
Beh, anche quella volta c’era una ragazzina. E alla fine della fiera sei stato costretto a partorire me.
“Sta zitta.”
L’hai lasciata fare. E hai avuto bisogno di qualcuno che ti raccogliesse. Quindi che ne dici di evitare che accada di nuovo?
La chiave della liberazione fu puntata alla fronte di una quattordicenne.
Bravo, così.
In quel momento il suo corpo frizzò per un attimo, un glorioso, eterno attimo, alla fine del quale potè parlare solo in vocali.
“Shaai hihho”
Scusa, non sono sicuro di aver capito. Sicuramente la ragazzina non ha capito.
Si sfilò quella maestosa e tremenda potenza dalla bocca, tra gli sguardi sempre più confusi e via via meno carichi d’odio dei presenti.
“Ho detto, sta zitto”
Ma anche su questi generis.
“Signore, non lo ascolti, ascolti noi”
Eccola di nuovo. Non ci sono più gli ostaggi di una volta. Parla proprio come una che a cui non hanno mai rotto la mascella, eh? Fortuna che abbiamo il rimedio giusto, io e te.

La confusione divenne terrore. Delle sette preziose gemme, una svanì in un orgasmico lampo di luce, un istante di assoluta gioia, la cui esistenza potè essere attestata successivamente solo da una vaga puzza di zolfo e un murales di sangue e cervello umano.


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