mercoledì 4 maggio 2016

Debito

Te.
Oh blocco di marmo grezzo, superimposto in una dimensione sconosciuta ai più, su tutto ciò che il marmo può essere. Tutto. Nulla. La dimensione delle possibilità, congelata. Intrappolata è la speranza nella perfetta staticità del marmo, eterno guardiano ed imperituro prigioniero di sé stesso. Oh possente marmo, la tua imperfetta perfezione, voluttuosa staticità dalle viscere di Carrara resta nel tempo, bastante a sé stessa, immutabile per propria inazione.
Lei.
Una mano, oh gigante informe, soave e perfetta, a tastare le tue venature, una voce fielemente dolce a sussurrare nelle tue rigide curve bisbiglii di amorevole comprensione, occhi perlaceamente castani a carpire ciò che di incarpibile c'era nelle tue informi forme. Senza bocca, urlasti in te giorni, settimane, mesi. Cantasti canzoni soavi, pregno del suo incantamento, avido del suo nettare.
Voi.
Oh blocco informe, sappi ciò, oro e argento non saziarono di Pluto l'appetito, ma oh come palpitò del Dite Padre il cuore posando lo sguardo su di voi, mai si vide, se non quando dell'Alma Mater l’erede discese presso le sotterranee ricchezze.
Lei.
Nella cava, gli improbabili amanti divennero una sol cosa, così faceste voi. Lei divenne le tue venature, radicata nel profondo delle tue possenti membra, nel freddo abbraccio della divina roccia prediletta dalle Arti. Ma persino lei potè sopportare la composta freddezza di tale unione per poco, ritirandosi pian piano, colpendo e scalciando la sua prigione bianca, te, sciagurato marmo!
Te.
Ciò che resta oggi. Frammenti. Scarti. Pezzi. Una collezione di fratture. Un’agghiacciante simmetria temporale ti unisce a ciò a che eri. Ma i tuoi frammenti, figli della perfezione, perdurano. Ciascuno di essi, una statua. In ciascuno di essi, l’Eternità ingiustamente toltati. In ciascuno di essi, il di Lei tocco, a te non più familiare. Relitti eterni, eternamente vaganti per il mondo. L’ultima benedizione che Lei ti donò.

Si, marmo. Bello eh?

lunedì 2 maggio 2016

Da Radici, Fiori

I Pink Floyd je fanno na sega a Carletto.

Giornata vuota. Non puoi uscire. Troppo caldo. Non prende il telefono, non puoi sentire nessuno. Le cuffie si sono rotte. Preso dalla disperazione, ti butti sulla lettura, credi ci sia una libreria in salotto, e con un po’ di fortuna i libri non saranno quelli da esposizione dell'IKEA con le pagine tutte bianche e i titoli in svedese maccheronico. Pigli la prima roba libriforme che trovi, un libro di botanica forse, o comunque una roba sui fiori. Speri nelle figure, almeno non dovrai fare troppa fatica. Autore francese. Eccheccazzo, proprio uno che viene dal popolo che ha inventato il bidet e che poi gira con le baguette sottobraccio.
“Una rovina in un solo sbadiglio
Inghiottirebbe il mondo: è la Noia!”
Quando rientra tua madre, le radici messe dal libro stanno facendo sbocciare i primi fiori.
I Fiori del Male. Un viaggio nel torbido, nel tremendo, nella fragilità umana, che ha portato un uomo perso per le vie di Parigi a trovare un raro seme di quella pianta che tutti sembrano voler far sparire, il seme della malattia che pervade l'umanità e che sembriamo voler fingere non sia mai esistita. Il seme del Male. La pianta più comune mai esistita, ma una pianta di cui nessuno ha mai visto fiori e frutti.
“Ma io, inebetito più di loro, dico:
Che cercano nel Cielo, questi ciechi?”
Baudelaire vede e vive il male, senza giudicarlo.
Lo capisce. Capisce il suo potenziale.
Prende un bel vaso di carne, lo riempie d’oppio, e pianta il seme. Lo innaffia ogni giorno con assenzio e vino, per fortificarne le radici. Chiede consiglio su come curare la piantina a molte giardiniere, sempre alle più orripilanti. Perché loro hanno avuto a che fare più volte con questa pianta allo stesso tempo così comune e così introvabile, nascosta in piena vista ovunque. La pota, con carta e penna, ne addolcisce le forme per stemperare l'acre odore che emana. Per favorirne la crescita.
“O stirpe di Caino, scala il cielo
E sulla Terra scaraventa Iddio!”
Finalmente, i fiori sbocciano. Fiori immensi, immensamente grandi ed immensamente piccoli, sui cui petali deformi si intravedono venature, attraverso cui scorre la linfa proveniente dalle radici. Radici che passano per l’oppio, rafforzate dall’assenzio, ma che traggono il loro nutrimento nella carne.
Perché in fondo è questo il punto dei Fiori del Male. Qualcosa di più di una semplice raccolta di esperienze. Qualcosa di più di una riflessione. Le loro venature scorrono infinite, le loro radici affondano nel palmo di carne e sangue le cui dita ora reggono tremolanti il libricino. Un addio alla vita. O forse un buongiorno.
"I vostri bagliori sono il riflesso
Di quell'Inferno ove gode il mio cuore."

giovedì 28 aprile 2016

"Vuoi della Nutella?"


"Crema Spalmabile"
Avete mai pensato a qualcosa e detto tra voi e voi "che merda"?
Massì, dai, l'abbiamo fatto tutti. Una cosa stupida, un evento buffo. Buffamente pericoloso, ma pur sempre buffo. Come l'arte. Una di quelle cose che a ripensarci fanno scappare una risata ed un brivido allo stesso tempo. Un amico ubriaco che cade dalle scale. Le battute sugli ebrei. Sui neri. Su Mussolini insalamato a testa in giù, sui comunisti che mangiano i bambini, su Stalin che prende per il culo il figlio dopo il tentativo di suicidio fallito miseramente (storia vera). Su Putin e i froci (con un cognome come Put In...). Su Gianni Morandi coprofago (un abbraccio), sui mutilati, sui monchi, sugli zoppi, sugli handicappati, sui tumori e altre malattie. Insomma, il miglior tipo di umorismo che è possibile trovare.
Quelle cose orripilanti che la tua mente digerisce con una risata, masticando frettolosamente attraverso un "ma che stronzata". Però, ormai, quelle cose fanno parte di te, per quanto poco. Come fossero cicatrici. Scarificazione rituale, dopotutto è una forma d'arte. Quel genere di cicatrici che si mettono in bella mostra, sì, ma pur sempre cicatrici. Battute che si ripetono, aneddoti che si perpetuano. Ci ripensi anni dopo e ti rendi conto che la stronzata nella sua cattiveria era puro genio, una riunione di gabinetto tra l'orripilante e il trascendentale. Certo, una fusione, un collegamento che può fare solo una persona orribile. Solo uno stronzo, per l'appunto. Ma un collegamento necessario per crescere, perchè non si può restare bambini per sempre, perennemente nel regno delle fatine pulite e stitiche. Come un'operazione chirurgica, un'operazione a cuore aperto senza anestesia. Come la salvezza dell'aver toccato il fondo. Cose brutte, ma necessarie. Il genio che mostra e racconta il peggio di noi. Bisogna saper fare davvero gli stronzi per tirar fuori un genio così cattivo e degradante.
E, poco ma sicuro, pochi nella storia hanno saputo fare gli stronzi come Piero Manzoni.
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