sabato 15 ottobre 2016

Li

Per avere talento devi capire l'origine del tuo dolore.
Beh, se lo ha detto Giger credo sia vero. Insomma, me fido. Ha detto anche che non c'erano abbastanza cazzi nelle arti visive, e credo tutti possano essere d'accordo. Ergo è un tizio affidabile. QED.

Passeggiava per quella landa desolata, danzando tra i cadaveri semoventi che la inabitavano. Saltando tra i luridi cavi che li tenevano sospesi in quella mezzamorte fatta di movimenti ritmici e malati.
“Non essere triste. Vedrai, morirò.”
Viaggiava con il suo sguardo limpido, calmo, vuoto. La serenità del nulla, stampata sul suo volto come i circuiti sulla terra, pervadeva lo squallore di quel luogo oscuro e onirico. La tranquillità dei recessi più oscuri del nostro animo, dove il matrimonio tra terrore e odio figlia il tremendo abisso, che ci fa disperdere nel suo sguardo vacuo.
Li II.
Vado a piangere in bagno.
Un po' per illuminazione divina.
Un po' perchè mi fa male all'anima.
“Ce la posso fare. Troverò la forza. E se non la troverò tornerò da te, dal tuo sguardo pieno di disgusto, dalle tue parole che rimbalzano nel mio cranio come proiettili di piccolo calibro in moto perpetuo.”
Ciascun passo, un incubo biomeccanico sul terreno cerebrale su cui danzava soave. Ciascun incubo, ciascuna di quelle creature inorganicamente organiche, così umane e così mostruose, uno stupro dell'insonnia con la quale il suo amante navigava quello stesso luogo. Un’impressione eterna di quei movimenti terribili, con i quali le profondità ci scandagliano.
“Un giorno, non resterà nulla di me. Un giorno, nemmeno gli Dei rinchiusi nell'abisso delle nostre menti, che tentano di fuggire nei momenti più bui, nemmeno loro si ricorderanno il mio nome.”
Ogni passo avvicinava la realtà al sogno. Ogni passo avvicinava lo squallore all'incubo. Ogni passo avvicinava Lui al Nulla del di Lei sguardo. Ogni passo che Lei faceva in quella regione del di Lui cervello, ergeva un nuovo monumento di carne, sangue e macchinari, ad imperituro monito di quel passaggio.
“Ma farò in modo che il tuo risuoni eterno, farò in modo che nessuno possa fuggire dalla prigione eterna della calma del tuo sguardo.”
Ogni passo di quella danza antica e oscura avvicinava Hans e Li.
“L'amore di questo cadavere dimenticato non svanirà mai. Ti amo. Te lo giuro, Li.”
"Addio, Hans."
E fu così che l'amore provato da Hans Ruedi Giger per Li Tobler fu tutto quello che rimase dei due nei secoli dei secoli. Un incubo collettivo, condensato nella vacuità di uno sguardo cablato negli oscuri abissi dell’animo.


venerdì 24 giugno 2016

Perdita

Se scruterai a lungo nell'abisso, l'abisso finirà per scrutare in te.
A Nietzsche sarebbe piaciuto. Ne sono convinto.

Oggi ti ho vista.
Ho visto il tuo fantasma.
E in esso, come un infinito eco di un’eone più strano, vidi uno spettro di me stesso, in un abisso oscuro perduto da tempo immemore, che osservava i tuoi rilucenti occhi.


Oggi ho visto i tuoi occhi.
Ho visto quei gelati blocchi d’illacrimata indifferenza.
Senza gioia, senza odio, in quei gelidi portali per lo sconfinato abisso lo spettro si tagliò la gola, e caduto in quelle profondità mai da allora smise di contorcersi nel suo eterno dissanguamento, tirando i fili del mio dolore.


Oggi mi hai visto.
Hai visto lo spettro del passato nella sua infinita prigione.
La totale indifferenza del tuo sguardo è stata la chiave di quella gelida gabbia, e ora finalmente i cancelli dell’abisso sono stati aperti. Lo spettro che muovendosi mi muoveva, come un cadaverico burattinaio, è finalmente uscito alla luce.


Oggi i nostri occhi si sono incontrati.
La disperazione che una volta condividemmo è ora il mio dolore e il mio spettro. Oramai per entrambi scevro di significato, lo spettro ha finalmente smesso di contorcersi.

martedì 7 giugno 2016

Eterno Ritorno

Giorno
Io vedo

Una gargolla appolaiata
Curva ed arcigna
Sul cui cranio scarno
Scorrono le sabbie di Eliot

Io vedo

Un teschio vuoto
In cui risuonano
Affilate ed eterne
Le tue parole

Io vedo

Due smunti fuochi
Vitrei e vacui
Prossimi alla fine
Soffocati dalla cenere

Questo io vedo
Nello specchio.


Notte
Ogni notte vedo te
Ogni notte mi abbandoni
Ancora e ancora e ancora


Ogni notte la mia condanna
Si perpetua, eterna,
Ancora e ancora e ancora.


Tu.
Tutto.
Questo vedo ogni notte
Ancora e ancora e ancora.

Fin quando la notte non diviene giorno.





Licenza Creative Commons
Quest'opera di L'Uscita d'Emergenza Fuori Servizio è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.